Archivio per Categoria Uncategorized

DiMatteo Bertocchi

Festività 2018



Lo studio sarà chiuso dal 24 al 26 dicembre e dal 31 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019.

Tutte le richieste saranno riscontrate alla riapertura.

Buone Feste!



DiMatteo Bertocchi

I limiti del diritto di accesso del socio – tutela dei dati societari

L’art. 2476 II comma c.c. prevede che “I soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

Più di una perplessità pone l’assenza di limiti espressi ai diritti di cui all’art. 2476 c.c. in relazione all’utilizzo delle informazioni e dei documenti acquisiti dal socio richiedente, anche alla luce della disciplina della società a responsabilità limitata che, pur se vicina a quella delle società di persone, è priva di norme esplicite che possano fungere da deterrente per abusi del diritto di controllo dei soci. Infatti, le norme relative alla società a responsabilità limitata non prevedono divieti in capo al socio relativamente all’esercizio di attività concorrenziale ed alla cui violazione conseguano l’esclusione del socio colpevole ed il risarcimento dei danni ovvero la possibile esclusione del socio per gravi inadempimenti.

Nonostante ciò è assunto unanimemente condiviso da giurisprudenza e dottrina che il socio sia tenuto secondo correttezza e buona fede all’obbligo di segretezza verso terzi e, in caso di violazione di tale assunto, sia tenuto al risarcimento del danno nei confronti della società, secondo le norme generali dell’Ordinamento.

Gli strumenti di tutela attivabili a fronte di situazioni di abuso da parte del socio, non sono espressamente codificati.

Un valido ausilio per il corretto impiego di tali strumenti è offerto dalle soluzioni giurisprudenziali emerse nel corso degli anni, soprattutto da Tribunali quali Milano e Bologna.

Difatti, in conformità ad un orientamento del Tribunale di Milano, una prima tutela può avvenire attraverso il mascheramento dei dati individuanti l’identità di clienti e fornitori, nonché dei dati sensibili dei dipendenti.

Il contrasto tra il diritto di accesso del socio di s.r.l. e le esigenze di riservatezza della società deve essere risolto alla luce del principio di buona fede, la cui applicazione allo specifico rapporto sociale comporta che il diritto alla consultazione della documentazione sociale e alla estrazione di copia possa trovare specifica limitazione attraverso l’accorgimento del mascheramento preventivo dei <dati sensibili> presenti nella documentazione, quali, ad esempio, i dati relativi ai nominativi di clienti e fornitori laddove alle esigenze di controllo <individuale> della gestione sociale – cui è preordinato il diritto del socio ex art.2476 cc secondo comma – si contrappongano non pretestuose esigenze di riservatezza fatte valere dalla società” (Tribunale di Milano 28.11.16 n. 54498/2016 R.G.).

In secondo luogo, in conformità ad una illuminante decisione del Tribunale di Bologna, il Giudice può stabilire rigorose modalità con le quali debba avvenire la consultazione, alla presenza di un CTU e secondo precise direttive.

La società deve poter conoscere quale sia la documentazione riprodotta. Ne consegue che all’ampiezza del potere di consultazione da esercitarsi con modalità concordate, alla presenza dei rispettivi professionisti di fiducia ma con cadenza mono o bisettimanale e in un lasso di tempo non superiore ai due mesi, deve seguire l’elencazione dei documenti di cui parte ricorrente intende fare copia e la consegna dell’elenco all’organo amministrativo della società. In conclusione : 1) l’attività di informazione e controllo finalizzata al reperimento di documenti o all’assunzione di notizie dall’organo amministrativo o dai dipendenti deve svolgersi secondo un programma predisposto concordemente contenente l’indicazione della tipologia dell’attività di volta in volta da svolgere (informazioni orali e verbalizzazione o raccolta documenti); 2) alla riproduzione documentale deve seguire la precisa elencazione dei documenti acquisiti; 3)la consulente nominata dovrà vigilare sulla corrispondenza dell’attività di informazione e controllo alle prescrizioni del presente provvedimento e redigere una relazione finale da depositare entro un mese dal termine delle operazioni.” (Tribunale di Bologna 06.12.06)

DiMatteo Bertocchi

Responsabilità degli amministratori nei confronti della società

Si segnala una recente sentenza della Corte d’Appello di Brescia, la n. 400 del 19 marzo 2018, in materia di responsabilità degli amministratori di società.

La sentenza in esame stabilisce che gli amministratori sono tenuti al risarcimento del danno cagionato alla società da un loro comportamento solamente allorquando vi sia un nesso di causalità che colleghi in modo diretto ed immediato il danno cagionato ad una loro condotta negligente.

La Corte d’Appello di Brescia si riporta ad un principio affermato dalla Suprema Corte con la sent. 3774/05: “All’amministratore di una s.r.l. che sia reso responsabile di condotte illecite, può essere imputato non ogni effetto patrimoniale dannoso che la società, cui esso è legato da un rapporto di mandato, sostenga di aver subito, ma solo quello che si ponga come conseguenza immediata e diretta della violazione degli obblighi incombenti sull’amministratore.

CdA BS 400-18

DiMatteo Bertocchi

Chiusura estiva 2017

Lo Studio resterà chiuso fino al 4 settembre 2017, in concomitanza con la sospensione feriale dei termini processuali.

Resteranno attivi il numero verde ed il modulo di prenotazione online per fissare gli appuntamenti per settembre.

Tutte le richieste che perverranno tramite email o tramite i moduli di contatto saranno riscontrate alla riapertura.

Buone vacanze!

DiSara Riva

Onere della prova della lesione della legittima

L’art. 42 della Costituzione costituisce fondamento tanto della tutela dell’autonomia testamentaria quanto dei suoi limiti.

Tale norma dispone come spetti alla legge ordinaria contemperare il diritto di una persona di disporre spontaneamente dei propri beni per il tempo successivo alla morte con interessi di medesima rilevanza giuridica, quali l’aspettativa riconosciuta al gruppo familiare dei prossimi congiunti.

Il codice civile prevede alcune disposizioni in favore dei legittimari, ossia le persone alle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione e che pertanto possono agire in giudizio qualora il loro diritto venga leso da eventuali disposizioni testamentarie del de cuius, attraverso azione di riduzione.

È necessario che il soggetto che ritiene leso il proprio diritto, indichi entro quali limiti sia stata lesa la quota di riserva, determinando con esattezza il valore della massa ereditaria nonché quello della quota di legittima violata dal de cuius.

A tal fine, egli ha l’onere di allegare e comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della sua quota di riserva oltre che proporre istanza di conseguire la legittima, previa determinazione della medesima mediante il calcolo della disponibile e la susseguente riduzione delle donazioni compiute in vita dal de cuius.

Non libera dal suddetto onere di allegazione la mera acquisizione in giudizio delle risultanze degli estratti conto, che nulla chiariscono in ordine alla mancata disponibilità, da parte del defunto, di altri beni mobili o immobili, tanto più se richiesta dall’Autorità competente per fini diversi rispetto la ricostruzione patrimoniale (Cass. Civ., Sez. II. n. 20803/16).

Nel caso di specie gli eredi chiedevano che fosse disposta la riduzione di una dissimulata donazione compiuto dal padre, al fine di reintegrare la quota di legittima a loro spettante.

In tutti i gradi di giudizio la domanda veniva respinta, poiché in nessuna occasione gli istanti avevano allegato la consistenza del patrimonio ereditario, “non avendo i medesimi mai affermato che l’asse ereditario non comprendesse alcun bene relitto, sì che il loro diritto dovesse essere soddisfatto unicamente riducendo la donazione dell’unico bene appartenente in vita al de cuius”.

DiSara Riva

Rent to buy

Con il decreto sblocca Italia del 2014 (d.lg. 133/2014 convertito in lg. 164/2014) è stato introdotto il contratto di rent to buy, costituente una valida opportunità per chi desidera divenire proprietario di un immobile, ma non disponga immediatamente di liquidità.

 

Tale tipologia contrattuale può definirsi come una particolare forma di acquisto della proprietà, in virtù della quale il pagamento di parte del canone mensile di locazione viene successivamente imputato al prezzo di acquisto dell’immobile, nel caso in cui il conduttore decida di esercitare il suo diritto all’acquisto del bene.

Infatti suoi elementi caratterizzanti sono la concessione immediata, da parte del proprietario, dell’utilizzo dell’immobile; l’obbligazione di pagare un canone scindibile in due diverse componenti, una a titolo di remunerazione per il godimento del bene e l’altra da imputare al prezzo di acquisto dell’immobile stesso; e il diritto di acquistare l’immobile entro il termine stabilito dal contratto.

 

Il rent to buy si articola in due fasi: – la prima contraddistinta dalla concessione dell’utilizzo dell’immobile da parte del conduttore verso pagamento del canone pattuito; -la seconda fase, nella quale vi è il trasferimento di proprietà dell’immobile dal concedente al conduttore, del tutto eventuale, poiché non è fatto alcun obbligo in capo alle parti circa la conclusione dell’atto di vendita, né vi è alcuna previsione circa il trasferimento automatico del bene a conclusione del periodo di utilizzo.

 

Tutt’al più il contratto riconosce al conduttore il diritto di acquisto: quest’ultimo è perciò libero, alla scadenza del termine pattuito, di esercitare “l’opzione” di cui è titolare, o diversamente di non acquistare l’immobile.

 

Nel primo caso il concedente sarà tenuto a prestare il proprio consenso alla vendita (se il concedente non adempie all’obbligo di stipulazione del contratto di cessione, il conduttore potrà ottenere una sentenza ex art. 2932 c.c. – similarmente a quanto accade nel preliminare) e il conduttore dovrà versare il corrispettivo per l’acquisto al netto dei canoni mensili già pagati per la componente da imputare al prezzo d’acquisto.

 

In caso contrario il concedente avrà diritto alla riconsegna dell’immobile e a trattenere la parte dei canoni di locazione imputabili al mero utilizzo del bene, mentre dovrà restituire quanto incassato mediante la componente di canone da imputare a corrispettivo della vendita, così come da misura stabilita in contratto.

 

– La determinazione della quota di canone da imputarsi a corrispettivo è considerato perciò l’aspetto più delicato all’interno della trattativa contrattuale, vista la necessità del contemperamento di due interessi opposti: quello del concedente a trattenere la maggior parte di tale componente così da creare un incentivo per il conduttore ad esercitare il proprio diritto di acquisto e quello del conduttore stesso a lasciare la minor parte di tale componente per non essere influenzato nella scelta di acquisto.

– La restituzione dell’immobile deve essere immediata; in difetto il concedente potrà rivolgersi all’Autorità giudiziaria per ottenere l’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di consegna e rilascio dell’immobile.

Non trova applicazione il procedimento speciale per la convalida di sfratto, che come tale è applicabile limitatamente ai rapporti di locazione e affitto, che nulla hanno a che vedere con il rent to buy, nel quale il godimento del bene non è finalizzato a sé stesso, ma alla vendita dell’immobile (la giurisprudenza di merito ha definito il rent to buy una tipologia contrattuale creata ex novo dal legislatore, come tale non assimilabile al contratto di locazione, tale per cui allo stesso non potrà applicarsi analogamente la disciplina prevista per la locazione. Trib. Verona 12.12.14).