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DiMatteo Bertocchi

Liquidazione dell’eredità con beneficio d’inventario

Il Codice civile stabilisce le forme per procedere alla liquidazione dell’asse ereditario.

La modalità più semplice consiste nella liquidazione individuale previsa dall’art. 495 c.c.

  • Trascorso un mese dalla trascrizione prevista nell’articolo 484 [trascrizione dell’accettazione con beneficio d’inventario nei registri immobiliari] o dall’annotazione disposta nello stesso articolo per il caso che l’inventario sia posteriore alla dichiarazione, l’erede, quando creditori o legatari non si oppongono ed egli non intende promuovere la liquidazione a norma dell’articolo 503, paga i creditori e i legatari a misura che si presentano, salvi i loro diritti di poziorità.
  • Esaurito l’asse ereditario, i creditori rimasti insoddisfatti hanno soltanto diritto di regresso contro i legatari, ancorché di cosa determinata appartenente al testatore, nei limiti del valore del legato.
  • Tale diritto si prescrive in tre anni dal giorno dell’ultimo pagamento, salvo che il credito sia anteriormente prescritto.

In mancanza della scelta da parte dell’erede di una procedura differente e/o in difetto della specifica richiesta di un creditore in tal senso, la Legge prevede che la liquidazione avvenga tramite pagamenti individuali.

Questa procedura presenta dei vantaggi patrimoniali per l’erede, che non ha particolari spese che riducano ulteriormente l’asse ereditario.

I presupposti per l’applicazione di tale norma sono:

  1. che sia trascorso un mese dall’adempimento delle formalità di pubblicità dell’accettazione beneficiata e dell’inventario di cui all’art. 484;
  2. la mancanza di una opposizione ai pagamenti individuali effettuata dai creditori;
  3. la scelta dell’erede di non utilizzare procedure differenti.

Altra modalità di liquidazione è quella prevista dall’art. 498 c.c.: la liquidazione concorsuale.

  • Qualora entro il termine indicato nell’articolo 495 gli sia stata notificata opposizione da parte di creditori o di legatari, l’erede non può eseguire pagamenti, ma deve provvedere alla liquidazione dell’eredità nell’interesse di tutti i creditori e legatari.
  • A tal fine egli, non oltre un mese dalla notificazione dell’opposizione, deve, a mezzo di un notaio del luogo dell’aperta successione, invitare i creditori e i legatari a presentare, entro un termine stabilito dal notaio stesso e non inferiore a giorni trenta, le dichiarazioni di credito.
  • L’invito è spedito per raccomandata ai creditori e ai legatari dei quali è noto il domicilio o la residenza ed è pubblicato nel foglio degli annunzi legali della provincia.

La procedura della liquidazione concorsuale consta di diverse fasi che possono così raggrupparsi:

  1. accertamento del passivo;
  2. liquidazione dell’attivo;
  3. formazione dello stato di graduazione;
  4. controllo da parte degli interessati;
  5. pagamento dei debiti ereditari.

Al compimento degli atti relativi alla procedura (che vanno inseriti nel registro delle successioni ex art. 52, 3° co., disp. att.) è legittimato direttamente l’erede beneficiato, il quale è assistito da un Notaio che, nell’interesse dei creditori e legatari, nonché degli eventuali altri coeredi rimasti inattivi, svolge un controllo di regolarità non solo formale ma anche di legittimità dei relativi atti.

La liquidazione concorsuale inizia con la fase diretta all’accertamento del passivo.
L’erede deve spedire un invito a mezzo raccomandata ai creditori e legatari di cui è noto il domicilio o la residenza e deve procedere alla pubblicazione dello stesso nella Gazzetta Ufficiale (in precedenza Foglio Annunci Legali).

In seguito all’invito, i creditori e legatari devono presentare nel termine fissato dal Notaio le loro dichiarazioni di credito.
Eseguita la pubblicazione dell’invito a presentare le dichiarazioni di credito, i creditori non possono promuovere nuove procedure esecutive.

Scaduto il termine per la presentazione delle dichiarazioni di credito, si chiude la fase di ricognizione del passivo e inizia quella della liquidazione dell’attivo ereditario, alla quale provvede l’erede sempre con l’assistenza del notaio.

L’erede provvede, con l’assistenza del notaio, a liquidare le attività ereditarie facendosi autorizzare alle alienazioni necessarie.

L’erede forma, sempre con l’assistenza del notaio, lo stato di graduazione. I creditori sono collocati secondo i rispettivi diritti di prelazione.

Compiuto lo stato di graduazione, il Notaio ne dà avviso con raccomandata ai creditori e legatari di cui è noto il domicilio o la residenza, e provvede alla pubblicazione di un estratto dello stato nella Gazzetta Ufficiale.

Trascorsi senza reclami trenta giorni dalla data di questa pubblicazione, lo stato di graduazione diviene definitivo.

Divenuto definitivo lo stato di graduazione o passata in giudicato la sentenza che pronunzia sui reclami, l’erede deve soddisfare i creditori e i legatari in conformità dello stato medesimo.

I creditori e i legatari che non si sono presentati hanno azione contro l’erede solo nei limiti della somma che residua dopo il pagamento dei creditori e dei legatari collocati nello stato di graduazione.

Questa azione si prescrive in tre anni dal giorno in cui lo stato è divenuto definitivo o è passata in giudicato la sentenza che ha pronunziato sui reclami, salvo che il credito sia anteriormente prescritto.

DiMatteo Bertocchi

Impugnabilità del diniego di autotutela in ambito tributario

La CTR di Milano, con con sentenza n. 4979/18, ha stabilito che il diniego all’esercizio del potere di autotutela non è un atto autonomamente impugnabile:

  1. perché non rientra tra quelli elencati nell’art. 19 D.Lgs 546/92;
  2. perché costituisce esercizio di un potere “discrezionale” che non può essere valutato dal Giudice Tributario.

Si ricorda, tuttavia, che l’impugnabilità del diniego di autotutela è sempre stato oggetto di pronunzie contrastanti.

Secondo altro filone giurisprudenziale più risalente “il contribuente deve prospettare l’esistenza di un interesse di rilevanza generale dell’Amministrazione alla rimozione dell’atto, qualora richieda il ritiro in autotutela di un atto impositivo divenuto definitivo, non potendo limitarsi a dedurre eventuali vizi dell’atto medesimo, la cui deduzione deve ritenersi definitivamente preclusa.

A sostegno di tale interpretazione, vi è anche una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. 10020-12), che prevede che “contro il diniego dell’amministrazione di procedere all’esercizio del potere di autotutela può essere proposta impugnazione soltanto per dedurre eventuali profili di illegittimità del rifiuto e non per contestare la fondatezza della pretesa tributaria.

Alla luce di ciò, nonostante la recente pronunzia tranchant della CTR di Milano occorre quindi considerare che l’impugnabilità di un diniego di autotutela va sempre valutato in concreto, alla luce dei potenziali presupposti per sostenerne l’autonoma impugnazione.

DiMatteo Bertocchi

Pace fiscale – Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento – Provvedimento Direttore AdE

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito internet alcuni provvedimenti del Direttore, tra cui quello relativo alla “Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento“.

Ecco il testo del provvedimento.

DiMatteo Bertocchi

Pace fiscale

Di seguito riportiamo una sintesi delle disposizioni in materia di “pacificazione fiscale”, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del D.L. 23.10.2018 n. 119.

Definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (art. 1)

Il contribuente potrà definire il contenuto integrale dei processi verbali di constatazione consegnati entro la data di entrata in vigore del presente decreto, versando le sole imposte, senza sanzioni e interessi, purché non sia stato ancora notificato un avviso di accertamento o ricevuto un invito al contraddittorio, per regolarizzare le violazioni in materia di:

– imposte sui redditi e relative addizionali,

– contributi previdenziali e ritenute,

– imposte sostitutive,

– Irap,

– Ivie e Ivafe,

– Iva.

Apposita dichiarazione dovrà essere presentata entro il 31/5/2019.

Il versamento potrà avvenire in un massimo di venti rate trimestrali (5 anni).

Definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (art. 2)

Gli avvisi di accertamento, gli avvisi di rettifica e di liquidazione, gli atti di recupero notificati entro la data di entrata in vigore del presente decreto, non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data, potranno essere definiti con il pagamento delle sole imposte, senza sanzioni, interessi ed eventuali accessori, entro 30 giorni dalla predetta data o, se più ampio, entro il termine per il ricorso che residua dopo la data di entrata in vigore del presente decreto.

Il versamento potrà avvenire in un massimo di venti rate trimestrali (5 anni).

Sono esclusi gli atti emessi nell’ambito della procedura di voluntary disclosure.

Definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione (art. 3)

I debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1.1.2000 al 31.12.2017, potranno essere estinti senza sanzioni e somme aggiuntive, in unica soluzione entro il 31.7.2019 o in un massimo di dieci rate alle scadenze 31.7 e 30.11 a partire dal 2019.

L’agente della riscossione fornirà ai debitori i dati necessari a individuare i carichi definibili presso i propri sportelli e in apposita area del proprio sito internet.

La dichiarazione di definizione dovrà essere presentata entro il 30/4/2019.

Stralcio dei debiti fino a mille euro affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2010 (art. 4)

I debiti di importo residuo, alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1.1.2000 al 31.12.2010, saranno automaticamente annullati.

Definizione agevolata delle controversie tributarie (art.6)

Le controversie tributarie contro l’Agenzia delle entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio (compreso quello in cassazione) potranno essere definite con il pagamento di un importo pari al valore della controversia.

L’importo è ridotto al:

– 50% se l’Agenzia delle entrate è risultata soccombente in primo grado;

– 20% se l’Agenzia delle entrate è risultata soccombente in secondo grado.

In caso di liti sulle sole sanzioni, la definizione avverrà con il pagamento del 40% del valore (percentuale ridotta al 15% in caso di soccombenza dell’Agenzia).

Apposita domanda dovrà essere presentata entro il 31.5.2019.

Il versamento, se l’importo dovuto è maggiore di 1000 euro, potrà avvenire in un massimo di venti rate trimestrali (5 anni).

La definizione non darà comunque luogo alla restituzione delle somme già versate ancorché eccedenti rispetto a quanto dovuto per la definizione.

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L’incontro si svolge con l’Avv. Matteo Bertocchi presso lo Studio Legale Bertocchi (Bergamo, Via F.lli Calvi, 10/E). (Info&Costi)

DiMatteo Bertocchi

Responsabilità aggravata per l’ipoteca “eccessiva”

L’iscrizione di un ipoteca su immobili aventi un valore eccessivo rispetto all’ammontare del credito, costituisce abuso degli strumenti processuali e come tale può essere sanzionato ai sensi dell’art. 96 c.p.c.

Questo è l’assunto di una recente sentenza del Tribunale di Siena.

Nel caso in esame, il Giudice statuisce che è ascrivibile in capo al creditore, la responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., che “…non ha usato la normale diligenza nell’iscrivere ipoteca sui cespiti immobiliari per un valore proporzionato, rispetto al credito garantito, secondo i parametri individuati nella legge (artt. 2875 e 2876 cc), così ponendo in essere, mediante l’eccedenza del valore dei beni rispetto alla cautela, un abuso del diritto della garanzia patrimoniale in danno del debitore” e lo condanna al risarcimento della somma di € 300.000.

Risulta interessante l’argomentazione del Giudice di merito, anche alla luce della lettura dell’art. 2872 c.c., il quale, al primo comma, stabilisce che “la riduzione delle ipoteche si opera riducendo la somma per la quale è stata presa l’iscrizione o restringendo l’iscrizione a una parte soltanto dei beni“, inserendo nella disciplina dell’ipoteca un intrinseco principio di proporzionalità che deve essere rispettato dal creditore, pena l’azione di riduzione e, come avvenuto nel caso in esame, l’eventuale condanna per responsabilità processuale aggravata.

Sentenza del Tribunale di Siena n. 1034-18

DiMatteo Bertocchi

Avviso di accertamento

La locuzione “avviso di accertamento”, oggi impropria secondo certa dottrina, risale ad una normativa preunitaria, nella vigenza dalla quale esisteva un pregresso atto di accertamento, dotato di autonomia funzionale e prodromico all’avviso, la cui funzione era quella di informare il contribuente, rectius suddito, dell’accertamento medesimo.

Oggi l’avviso di accertamento è l’atto impositivo emesso dall’Ufficio a seguito di un procedimento d’accertamento, che non necessariamente deve concludersi con l’adozione di un provvedimento.

Nell’ambito dell’accertamento delle imposte dirette, l’avviso è disciplinato dall’art. 42 DPR600/73.
Tale norma prevede che l’avviso contenga “l’indicazione dell’imponibile […] accertamento, delle aliquote applicate e delle imposte liquidate, al lordo e al netto delle detrazioni, delle ritenute d’acconto e dei crediti d’imposta”.

Risulta evidente la ratio di garanzia di una previsione così dettagliata dal punto di vista contabile: il legislatore ha inteso mettere il contribuente in grado id controllare, ed eventualmente confutare, quanto accertato dall’Ufficio per ogni singola componente fiscale.

Relativamente alla motivazione, la norma ne prevede l’obbligo e ne disciplina anche il contenuto. Essa deve riferire all’accertamento, nonché delle ragioni giuridiche “che lo hanno determinato” con espresso riferimento alla tipologia di accertamento effettuato (sintetico, analitico-contabile, analitico-induttivo, induttivo-extracontabile) ed alle motivazioni che hanno giustificato il ricorso allo specifico metodo applicato, “con distinto riferimento ai singoli redditi delle varie categorie”.

È ammessa la motivazione per relationem, purché il riferimento riguardi un atto noto al contribuente ovvero sia allegato. Tra l’altro l’art. 7 dello Statuto del Contribuente prevede l’onere di allegare l’atto richiamato in ogni caso.

L’accertamento è un atto impositivo, la cui natura dichiarativa o costitutiva è dibattuta.
In ogni caso è l’espressione di un potere della P.A., non discrezionale ma vincolato, per il contrasto delle violazioni di norme tributarie.
L’assenza di discrezionalità della pretesa tributaria, tuttavia, non esclude che la P.A. operi scelte ed interpretazioni della norma che possono indurre a “modificare” la pretesa stessa. È infatti ammessa l’autotutela da parte dell’Ufficio impositore allorquando lo stesso si avveda di errori o riveda l’interpretazione di determinate disposizioni od ancora allorché venga sollecitato in tal senso dal contribuente.

L’esercizio di tale potere, rectius facoltà, da parte dell’Ufficio può riguardare la rinnovazione di un atto viziato oppure (accertamento sostitutivo) ovvero la modifica dell’accertamento in base alla sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi da parte dell’Agenzia delle Entrate (accertamento integrativo).

In ogni caso il termine per l’avviso di accertamento, rectius la notifica dello stesso (giacché solo con la notifica lo avviso acquisisce efficacia) è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione cui lo stesso è riferibile.

Tale termine, decadenziale, è aumentato al settimo anno successivo, in caso di mancata presentazione della dichiarazione, tale termine è anche quello entro il quale può essere esercitata l’autotutela.

Ogni avviso d’accertamento deve comunque essere sottoscritto dal capo dell’Ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato.

DiMatteo Bertocchi

Accertamenti Tributari e Garanzie Difensive

Accessi, verifiche ed ispezioni sono strumenti dell’accertamento in ordine alla violazione di norme tributarie.

La disciplina di tali istituti è contenuta principalmente negli artt. 33 D.P.R. 600/73 e 52 D.P.R. 633/72.

In primo luogo, è previsto un coordinamento tra Uffici Finanziari e Guardia di Finanza, in ossequio al principio di economicità dell’azione della P.A., per evitare reiterazioni di accessi e “duplicazione” delle ispezioni.

La Legge prevede, quindi, un potere di accesso della GdF presso la sede del contribuente, al fine di “procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento dell’imposta”.

Chi materialmente esegue l’accesso deve essere munito di “apposita autorizzazione” del “Capo dell’Ufficio da cui dipendono”.

Nel caso di accesso presso locali adibiti anche ad abitazione, è necessaria l’autorizzazione del P.M., come pure per l’accesso a locali diversi dalla sede del contribuente e per l’apertura coattiva di “pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili e simili”.

Nell’ambito degli accessi, la GdF ha il potere di prendere visione della documentazione, dei libri e registri conservati dal contribuente e, anche nel caso non siano quelli che la Legge prevede come obbligatori.

Tali documenti possono essere sequestrati solo qualora non sia possibile riprodurne il contenuto; eccezione alla facoltà di sequestro viene fatta per libri e registri “obbligatori”.

Rilevante è notare che per la documentazione non esibita, rectius di cui è rifiutata l’esibizione, matura una preclusione, in capo al contribuente per l’utilizzo in sede amministrativa e contenziosa.

Relativamente alle garanzie per il contribuente controllato, oltre a quanto già esposto in materia di autorizzazione, valgono i diritti indicati nello Statuto del Contribuente (art. 12 L. 212/00).

I controlli in esame debbono essere svolti, salvo casi eccezionali, durante l’orario lavorativo, con la minor turbativa delle attività commerciali e professionali; il Titolare, che nel caso di locali adibiti allo svolgimento di arti o professioni ha diritto di essere presente (anche tramite delegato), ha comunque diritto ad essere informato delle ragioni, dell’accesso ed essere assistito da un professionista di sua fiducia.

La permanenza degli operatori presso i locali del contribuente non può eccedere i trenta giorni lavorativi (quindici per lavoratori autonomi e contabilità semplificata).

All’esito di ogni accesso deve essere redatto processo verbale di chiusura delle operazioni.

Dopo il rilascio di copia di tale atto, il contribuente ha sessanta giorni per presentare osservazioni o richieste e l’avviso di accertamento non può essere emanato prima del decorso del predetto termine dilatorio, salvo casi di determinata urgenza.

Oltre a tali garanzie è previsto che il contribuente possa adire il Garante previsto dall’ art. 13 dello Statuto.

DiMatteo Bertocchi

Rideterminazione del saldo del conto corrente

Il correntista, sin dal momento dell’annotazione sul conto corrente di un’addebito che ritiene illegittimo, può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso.

Ciò è possibile non solo al momento dell’estinzione del conto corrente, bensì anche in costanza di rapporto, posto l’intersse al ricalcolo dell’effettivo saldo, depurato degli addebiti nulli.

Ciò è quanto stabilito dall’ordinanza n. 21646/2018 della Cassazione civile.

DiSara Riva

Scoperta di testamento olografo a seguito dell’apertura della successione

La scoperta di un testamento olografo oltre dieci anni l’apertura di una successione, non attribuisce alcun diritto a colui che viene chiamato all’eredità mediante il suddetto testamento.

In tal senso Cass. n. 264/13 che fa proprio il principio sancito all’art. 480 c.c., nel quale si stabilisce un termine perentorio per l’accettazione dell’eredità.

Specificamente la Suprema Corte rileva come l’impedimento ad accettare l’eredità sofferto dal chiamato testamentario per ignoranza della conoscenza del testamento è impedimento di mero fatto che pertanto non produce né sospensione, né interruzione dei termini di prescrizione.

Continua sostenendo che “l’impossibilità di far valere il diritto alla quale l’art. 2935 c.c. attribuisce rilevanza di fatto impeditivo della decorrenza della prescrizione è solo quello che deriva da cause giuridiche che ne ostacolino l’esercizi”, mentre non comprende anche gli impedimenti soggettivi o gli ostacoli di mero fatto, elencati in numero chiuso dall’art. 2941 c.c. tra i quali non rientra certamente l‘ipotesi di ritrovamento di un testamento olografo.

Orbene quanto esposto risponde ad un’esigenza di certezza delle situazioni giuridiche di coloro che medio tempore abbiano accettato la presunta delazione ex lege e delle intervenute regolamentazioni dei diritti ereditari tra categorie di successibili.