Inammissibilità all’appello

Fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l’inammissibilità o l’improcedibilità dell’appello, l’impugnazione è dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.
Il primo comma non si applica quando:
a) l’appello è proposto relativamente a una delle cause di cui all’articolo 70, primo comma;
b) l’appello è proposto a norma dell’articolo 702-quater.
” (Art. 348 bis cp.c.)

La norma in commento introduce un’ipotesi di inammissibilità dell’appello lasciata alla discrezionalità del giudice di secondo grado, il quale deve ora compiere preliminarmente un’analisi circa la probabilità che l’impugnazione possa essere accolta.

La dottrina ha aspramente criticato questa ultima riforma del sistema delle impugnazioni, della quale lamenta da un lato l’inefficacia rispetto agli obiettivi perseguiti, dall’altro la dannosità.

Quanto agli obiettivi perseguiti, è evidente che l’eccessiva durata del giudizio di appello imponesse una riforma dello stesso; tuttavia, la dottrina unanimemente ritiene che l’introduzione del c.d. filtro agli appelli non porterà alcun alleggerimento del carico di lavoro delle corti d’appello, data la necessità per i Magistrati, prima di decidere sull’inammissibilità, dovrebbero studiarsi a fondo l’intera causa.

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Decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte

Le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.” (Art. 346 cp.c.)

È opinione comune e condivisa in dottrina quella secondo cui in appello opera un effetto devolutivo limitato a specifiche censure che possono (e devono, se si vuole evitare il fenomeno dell’acquiescenza) essere avanzate dalle parti.

La disposizione in commento costituisce un’applicazione rigorosa del principio della domanda che fa sì che ciascuna domanda e ciascuna eccezione già proposta in primo grado e non accolta, o anche solo non esaminata, debba essere espressamente riproposta in appello se si vuole che divenga oggetto della cognizione del giudice di secondo grado.

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Sospensione dell’esecuzione e dei processi

L’esecuzione della sentenza non è sospesa per effetto dell’impugnazione di essa, salve le disposizioni degli articoli 283, 373, 401 e 407.
Quando l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo, questo può essere sospeso se tale sentenza è impugnata.” (Art. 337 cp.c.)

La L. 26.11.1990, n. 535 ha adeguato il 1° co. della norma in commento al nuovo regime di esecutività ope legis delle sentenze di primo grado.

La riforma – che si applica ai giudizi iniziati dopo il 1.1.1993 nonché alle sentenze pubblicate dopo il 19.4.1995 – ha conseguentemente comportato l’eliminazione dell’effetto sospensivo dell’appello, da intendersi nel senso che l’impugnazione non sospende né l’efficacia esecutiva della sentenza né l’esecuzione già iniziata.

La clausola di salvezza delle norme di cui agli artt. 283, 373, 401 e 407 c.p.c., secondo taluno sarebbe inutile, dal momento che si riferisce a norme che nulla hanno a che vedere con l’effetto sospensivo dell’impugnazione, ma disciplinano ipotesi di sospensione dell’efficacia esecutiva o dell’esecuzione della sentenza

La disposizione in commento prevede un’ipotesi di sospensione del processo che si verifica quando nello stesso venga invocata l’autorità di una sentenza, resa in un altro giudizio, che sia stata impugnata e che sia in qualche modo pregiudicante l’esito del processo in cui viene invocata. In tal caso è conferito al giudice il potere discrezionale di tenere conto della sentenza pronunciata nell’altro processo, sebbene impugnata, ovvero di sospendere il processo in attesa di conoscere l’esito dell’impugnazione.

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Rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale

Nei procedimenti d’appello davanti alla corte o al tribunale si osservano, in quanto applicabili, le norme dettate per il procedimento di primo grado davanti al tribunale, se non sono incompatibili con le disposizioni del presente capo” (Art. 359 cp.c.)

Le norme che trattano il giudizio di appello non sono esaustive: per tutti gli aspetti che non trovano speciale ed espressa disciplina la norma in commento opera un rinvio alle disposizioni dettate per il procedimento di primo grado davanti al Tribunale.

Con riferimento ai giudizi di secondo grado che si svolgono innanzi alla Corte d’Appello sono incompatibili le norme che riguardano la nomina del Giudice istruttore, visto che la riforma dell’art. 350 ha imposto che l’intera trattazione del giudizio d’appello sia collegiale.

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Non riproponibilità d’appello dichiarato inammissibile o improcedibile

L’appello dichiarato inammissibile o improcedibile non può essere riproposto, anche se non è decorso il termine fissato dalla legge.” (Art. 358 cp.c.)

In base al c.d. principio di consumazione dell’impugnazione non è possibile riproporre un appello che sia stato dichiarato inammissibile o improcedibile.

La conseguenza della dichiarazione di inammissibilità e di improcedibilità dell’appello, anche qualora non sia ancora decorso il termine per impugnare, è il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

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Ammissione e assunzione di prove

Ferma l’applicabilità della norma di cui al numero 4 del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello, se dispone l’assunzione di una prova oppure la rinnovazione totale o parziale dell’assunzione già avvenuta in primo grado o comunque dà disposizioni per effetto delle quali il procedimento deve continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma degli articoli 191 e seguenti.
Quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal numero 4 del secondo comma dell’articolo 279, il giudice d’appello non può disporre nuove prove riguardo alle domande e alle questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado, non definendo il giudizio, abbia disposto, con separata ordinanza, la prosecuzione dell’istruzione.
” (Art. 356 cp.c.)

Il giudice d’appello può disporre l’assunzione delle prove:

  1. quando decida di assumere una prova nuova, nei limiti in cui ciò è consentito;
  2. quando ritenga necessario ammettere una prova dedotta ma non ammessa in primo grado;
  3. quando disponga la rinnovazione, totale o parziale, della prova assunta in primo grado.

La forma dei provvedimenti istruttori è sempre un’ordinanza.

Il rinnovo dell’istruttoria svolta in primo grado può essere disposto nel caso in cui l’assunzione non sia, in quella sede, validamente avvenuta e in tutti i casi in cui il giudice d’appello ritenga necessaria una ulteriore acquisizione.

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Provvedimenti sulla querela di falso

Se nel giudizio d’appello è proposta querela di falso, il giudice, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio, e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale debbono riassumere la causa di falso davanti al tribunale.” (Art. 355 cp.c.)

La querela di falso può essere proposta incidentalmente nel corso del giudizio d’appello con citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d’udienza dalla parte personalmente o dal suo procuratore speciale; alla proposizione deve fare necessariamente seguito l’interpello della parte che ha prodotto il documento, al fine di domandargli se intende valersene in giudizio.

Se la querela di falso è proposta davanti alla Corte d’Appello, questa, quando ritiene che il documento impugnato sia rilevante per la decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale devono riassumere la causa di falso davanti al Tribunale, giudice esclusivamente competente ai sensi dell’art. 9, 2° co. c.p.c.

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Rimessione al primo giudice per altri motivi

Fuori dei casi previsti nell’articolo precedente, il giudice d’appello non può rimettere la causa al primo giudice, tranne che dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva, oppure riconosca che nel giudizio di primo grado doveva essere integrato il contraddittorio o non doveva essere estromessa una parte, ovvero dichiari la nullità della sentenza di primo grado a norma dell’articolo 161, secondo comma.
Il giudice d’appello rimette la causa al primo giudice anche nel caso di riforma della sentenza che ha pronunciato sull’estinzione del processo a norma e nelle forme dell’articolo 308.
Nei casi di rimessione al primo giudice previsti nei commi precedenti, si applicano le disposizioni dell’articolo 353.
Se il giudice d’appello dichiara la nullità di altri atti compiuti in primo grado ne ordina, in quanto possibile, la rinnovazione a norma dell’articolo 356.
” (Art. 354 cp.c.)

La tassatività delle ipotesi di rimessione della causa al primo giudice da parte del giudice di appello trova il suo fondamento teorico nel fatto che ciascuna delle ipotesi previste dalla norma è una deroga al principio secondo cui i motivi di nullità si convertono in motivi di impugnazione.

Le parti hanno l’onere di riassumere il processo nel termine perentorio di tre mesi decorrenti dalla notificazione della sentenza che dichiara la rimessione e che se contro questa sentenza è proposto ricorso per cassazione il termine per la riassunzione del giudizio è interrotto, salvo poi continuare a decorrere dalla data di pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione.

La rimessione della causa al primo giudice per la nullità della notificazione della citazione introduttiva del primo grado di giudizio presuppone che il giudice d’appello dichiari nulla la notificazione della citazione introduttiva, la cui nullità non era stata sanata con la comparizione del convenuto o con la rinnovazione: in questo caso è mancato del tutto un valido processo, al quale il convenuto non ha potuto partecipare.

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Rimessione al primo giudice per ragioni di giurisdizione

Il giudice d’appello, se riforma la sentenza di primo grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla causa la giurisdizione negata dal primo giudice, pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti davanti al primo giudice.
Le parti debbono riassumere il processo nel termine perentorio di tre mesi dalla notificazione della sentenza.
Se contro la sentenza d’appello è proposto ricorso per cassazione, il termine è interrotto.
” (Art. 353 cp.c.)

La sentenza di appello si sostituisce alla sentenza di primo grado ed il giudice di appello deve sempre decidere nel merito, anche quando rileva un vizio del procedimento o della sentenza di primo grado.

La rimessione della causa al primo giudice è un’eccezione.

I casi di rimessione della causa al primo giudice sono tassativi ed in quanto tali non sono suscettibili né di applicazione analogica né di interpretazione estensiva al di fuori dei casi espressamente previsti.

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Decisione

Esaurita l’attività prevista negli articoli 350 e 351, il giudice, ove non provveda a norma dell’articolo 356, invita le parti a precisare le conclusioni e dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma dell’articolo 190; la sentenza è depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Se l’appello è proposto alla corte di appello, ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, può chiedere che la causa sia discussa oralmente dinnanzi al collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini indicati nell’articolo 190 per il deposito delle difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al presidente della corte alla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Il presidente provvede sulla richiesta fissando con decreto la data dell’udienza di discussione da tenersi entro sessanta giorni; con lo stesso decreto designa il relatore.
La discussione è preceduta dalla relazione della causa; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.
Se l’appello è proposto al tribunale, il giudice, quando una delle parti lo richiede, dispone lo scambio delle sole comparse conclusionali a norma dell’articolo 190 e fissa l’udienza di discussione non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime; la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta giorni successivi.
Quando non provvede ai sensi dei commi che precedono, il giudice può decidere la causa ai sensi dell’articolo 281-sexies.
” (Art. 352 cp.c.)

La fase decisoria avviene, nel giudizio di appello, con modalità analoghe a quelle del giudizio di primo grado.
Pertanto, quando il giudice ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni.

Dopo la precisazione delle conclusioni la fase decisoria può avere esiti differenti, a seconda che il giudizio si svolga dinnanzi alla Corte d’Appello ovvero dinnanzi al Tribunale in composizione monocratica.

È infatti possibile:

  1. che il Giudice disponga lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ai sensi dell’art. 190;
  2. che la Corte d’Appello se una o entrambe le parti gliene fanno richiesta, disponga, sempre comunque dopo lo scambio di memorie scritte, la discussione orale;
  3. che il Tribunale, se una o entrambe le parti gliene fanno richiesta, disponga, solo dopo lo scambio delle comparse conclusionali, la discussione orale.

La sentenza è depositata in cancelleria entro il termine ordinatorio di sessanta giorni dal termine per le memorie di replica o dala discussione orale.

La sentenza pronunziata in appello ha effetto sostitutivo rispetto alla sentenza di primo grado.

Secondo la giurisprudenza la motivazione della sentenza di appello deve dare conto delle ragioni della conferma e della riforma in relazione ai motivi di impugnazione proposti dalle parti, anche nel caso in cui il giudice d’appello faccia proprie le motivazione del primo giudice.

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